Vittime e assassini, tra deresponsabilizzazione e colpevolizzazione

suggerimenti di lettura di Monica Tappa **

E’ preoccupante notare il tipo di narrazione che continua a essere utilizzata nelle pagine di cronaca per questo tipo di fatti.
L’ultima vittima, la 56esima del 2020, è di qualche giorno fa. Si chiamava Barbara Galgano. È stata uccisa dal marito, assieme ai figli. A proposito di comunicazione è preoccupante notare il tipo di narrazione che continua a essere utilizzata nelle pagine di cronaca per questo tipo di fatti. Una narrazione che tende ancora e ancora a deresponsabilizzare l’assassino e a colpevolizzare le vittime stesse. Si parla di raptus o dramma della gelosia, di tragedia. Difficilissimo trovare la parola “omicida” o “assassino”. Sono sempre brave persone, bravi padri di famiglia, persone gentili che poi piangono e si disperano. Il dito, piuttosto, si rivolge alle vittime, indicando come causa (e “colpa”) – nella maggior parte dei casi –un “lei lo voleva lasciare”. Come se non fosse possibile. Come se non fosse contemplato. Non lo fanno solo i giornalisti. Spesso lo facciamo anche noi.Lo facciamo per molti motivi, che si sintetizzano in un concetto cardine: ci hanno educato così. E il paradigma, l’imprinting ci resta dentro. È l’esempio che ci hanno dato, il modello materno / paterno che abbiamo visto e vissuto. È una società che resta profondamente patriarcale dove le donne sono ancora considerate qualcosa che si “possiede”.

Perché è pericoloso “deresponsabilizzare” l’assassino e “depotenziare” la gravità del delitto? La risposta è tragicamente semplice. Quel tipo di narrazione non fa cogliere il confine tra atto lecito e reato e fornisce (probabilmente in modo involontario) una sorta di giustificazione al reato stesso. Fa voltare lo sguardo e l’attenzione. Non abbiamo più una persona massacrata (vittima) e una persona che ha massacrato (colpevole omicida) ma entriamo nel terreno omertoso, fangoso e giustificatorio del “sì, però”.

Sono molte anche le persone che subiscono maltrattamenti che non si sentono sufficientemente ascoltate dalle forze dell’ordine. Questo per fortuna sta cambiando, anche grazie a corsi di formazione specifici, come quelli tenuti dalla criminologa Cinzia Mammoliti. Di certo è che i dati pubblicati da Istat sull’uso del numero verde 1522 (antiviolenza e stalking) durante i mesi del lockdown hanno evidenziato un aumento delle chiamate – tra marzo e giugno 2020 – più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando da 6.956 a 15.280, pari a una percentuale del +119,6% a livello nazionale. E va ricordato e sottolineato un dato: in 9 casi su 10 i maltrattamenti avvengono tra le mura domestiche, spesso davanti ai figli, perdurano negli anni e nel 50% dei casi le vittime dichiarano di aver paura di essere uccise. Cosa che, troppe volte, accade davvero.

A poche settimane dal 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la necessità di continuare a tracciare quel confine tra vittime e assassini, tra ciò che non è reato e ciò che lo è, è evidente.

E i bambini e i ragazzi?

Per evitare che si radicalizzi la convinzione che alcuni atteggiamenti violenti “siano normali”, per aiutare i più piccoli a chiedere aiuto e i più grandi a riflettere, negli ultimi anni la produzione letteraria si è arricchita di testi di indubbio valore. E, come sempre, se un libro non può di certo sostituirsi alla presenza e all’esempio, qualche lumicino lo può sicuramente accendere.

Di seguito un elenco di titoli assolutamente da leggere, e far leggere, che affrontano – da punti di vista diversi – il tema della violenza contro le donne.

Chiamarlo amore non si può, Matilda editrice
23 scrittrici raccontano ai ragazzi e alle ragazze la violenza contro le donne. Non è facile crescere, né diventare uomini né diventare donne. I messaggi proposti dai media spesso denigrano il corpo e il ruolo delle ragazze e così facendo offendono e confondono anche i ragazzi. E tutto diventa più difficile se ai modelli dei media si sovrappongono quelli familiari, poi quelli educativi e ancora quelli delle diverse culture che vanno mescolandosi nella nostra società sempre più multiculturale ma ancora non interculturale.

Se la tua colpa è di essere bella, Feltrinelli editore
Giuliana Facchini in questo romanzo affronta il tema della violenza sulla donna. Una storia di formazione raccontata dal punto di vista di un adolescente. Una scrittura fluida, leggera, che traduce con realismo le ingenuità e le insicurezze delle prime importanti esperienze nella vita di un ragazzo.

Mia, Settenove
di Antonio Ferrara, illustrato da Chiara Carrer. L’autore ha chiesto a ragazze e ragazzi di pensarsi vittima di una qualsiasi forma di prevaricazione, e di descrivere lo stato d’animo di quella condizione a partire da quanto immaginato, osservato o realmente vissuto. Da lì nasce questo diario in cui il protagonista racconta i ricordi e le ossessioni di una storia di controllo e possesso mascherata da amore romantico.

Speak. Il graphic novel, Il Castoro
Vincitore del Pritz Honor Book. Finalista al National Book Award. Finalista all’Edgar Allan Poe Award. “Parla. Siamo qui per ascoltarti.” Melinda sa che questa è una delle tante bugie che ti raccontano al liceo. Perché nessuno vuole ascoltare quello che hai da dire. Soprattutto se non riesci a esprimerlo, se fai fatica a trovare le parole. Eppure Melinda troverà la forza per affrontare una violenza inconfessabile, subita nell’estate dei suoi tredici anni. E finalmente avrà il coraggio di parlare.

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* giornalista professionista, vive a Modena. Per lavoro legge, legge tantissimo e scrive. Parecchio. Seleziona le novità editoriali più interessanti da proporre a docenti, genitori, educatori. Cura Zero14, inserto della Gazzetta di Modena. Collabora anche con altre testate online e cartacee. Si occupa soprattutto di infanzia e adolescenza a tutto tondo.