Guerra in Ucraina: come parlarne con bambini e adolescenti

 

di Franca Capotosto

La guerra in Ucraina è molto vicina, e non solo geograficamente. La guerra entra in casa, tramite Facebook, Instagram, la televisione o semplicemente parlando con un nostro vicino. E allora: come possiamo approcciare questo problema per parlarne con i nostri figli, bambini o adolescenti che siano? Innanzitutto, senza alcuna ‘ricetta preconfezionata’ in testa (e sempre col cuore in mano!).

Punto primo: i genitori, di guerra, ne sanno probabilmente quanto i loro figli. Certo, possono aver studiato più storia di loro, ma non ne hanno mai fatto esperienza diretta.

Punto secondo: ci sono genitori che si impongono l’obbligo di parlarne per forza (forse perché loro stessi ne sono molto spaventati?), altri invece sono meno loquaci. Comunque sia, è molto importante ricordare che ogni figlio è unico e quindi non serve seguire alcuna ‘ricetta’ trovata nei meandri del web.

Flessibilità, ascolto attivo e affinare l’empatia al fine di comprendere e ‘sentire’ le emozioni dei figli vi guideranno nella scelta delle fatidiche parole giuste!

Torniamo a noi: cosa dire e come comportarci con i nostri figli per trattare l’argomento guerra in Ucraina? Vediamolo assieme.

Prima infanzia (fino ai 3 anni)

PAROLE CHIAVE: PROTEZIONE, ATTENZIONE.

Per bambini così piccoli, ricordiamo che il genitore è il punto di riferimento più rassicurante in assoluto, per cui è necessario proteggerli. Fare attenzione alle immagini che passano in TV e alle pubblicità che potrebbero passare prima di un video su YouTube (leggete qui come attivare YouTube Kids, che è senz’altro più sicuro).

Età prescolare e scolare (3-5 anni – 6-11 anni)

PAROLE CHIAVE: PROTEZIONE, ASCOLTO, CONCRETEZZA.

Da un lato è importante continuare a proteggerli dalle eventuali scene cruente, dall’altro ricordiamoci che iniziano a essere in contatto con altri bimbi (forse ucraini), per cui è impossibile tenerli sotto a una campana di vetro. Stando ad alcune esperienze dirette, i bambini non raccontano tanto del crollo di un palazzo – fragore di cui avrebbero anche potuto fare esperienza in un cartone animato – ma del grido delle sirene.

I bambini sono molto concreti per cui potrebbero farci domande tipo queste:

«Quanto dista l’Ucraina dall’Italia? Tipo da qui alla casa della mia amica del mare?»

«I missili possono raggiungerci?»

«Papà, cosa faresti se fossimo nati in Ucraina?»  Eccetera.

 Ascoltiamo le domande dei bambini e rassicuriamoli con risposte altrettanto concrete, ma non esageriamo con le spiegazioni (potremmo inutilmente trasmettere le nostre paure). In più, facciamo passare ai bambini il concetto che della guerra se ne stanno già occupando gli adulti: è importante continuare a giocare e a fare i compiti in serenità!

Adolescenza (12-18 anni)

PAROLE CHIAVE: MANTENERE LO SGUARDO, ESSERE PRONTI A SALTARE SUL TRAM QUANDO IL FIGLIO HA BISOGNO.

Qui la rassicurazione non basta più, anche perché spesso il genitore è contestato (stando a recentissimi studi neuroscientifici, sembrerebbe che gli adolescenti facciano fatica – per motivi biologici – a mettersi nei panni dell’adulto).

Volendo generalizzare, possiamo avere due casi: da un lato l’adolescente che appare chiuso nei propri pensieri e parla poco, dall’altro quello che parla tantissimo. Nel primo caso è importante non tacciarlo di menefreghismo(«Ma, della guerra, non te ne frega proprio niente?!»),spesso non parlano perché vivono gli adulti fragili e non vogliono preoccuparli maggiormente. Nel secondo è fondamentale accogliere i suoi ragionamenti, anche se ci appaiono molto distanti da quelli che faremmo noi, e dialogare in modo costruttivo.

Clicca qui per guardare il video in cui parliamo di come spiegare la guerra ai propri figli: troverai tante altre idee!

3 spunti da portare con sé

  • non è sempre necessario avere una risposta: la chiave di volta è mostrarsi per ciò che si è, con i propri legittimi dubbi.
  • aiutare i propri figli a comprendere che la guerra non è un semplice ingranaggio del tipo ‘lui attacca, l’altro risponde’, ma è qualcosa di molto più complesso: possono esserci ragioni profonde, latenti, di cui ignoriamo l’esistenza. Ovvio la guerra,  non è una opzione, di fronte alla violenza non esiste argomentazione. Questa va stoppata senza se e senza ma. Esistono però soluzioni alternative!
  • Usiamo la guerra per educare alla pace e insegnare ai figli come vivere in pace.

«Se verrà la guerra […]

Ci salverà il soldato che non la vorrà

Ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà».

(F. De Andrè, Girotondo)